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	<title>Odhecaton &#187; copertina</title>
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		<title>Un viaggio musicale</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2009 15:24:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Avec Paolo Da Col et ses chantres, l&#8217;Italie entre en force dans le monde des polyphonies renaissantes et impose un ton à nul autre pareil. Ils s&#8217;expriment librement, avec élégance et grandeur, jouant essentiellement sur deux tableaux, celui de la diversité du flux et celui de l&#8217;émotion textuelle„ (Philippe Vendrix, Diapason, février 2010)
L’ensemble vocale Odhecaton [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Avec Paolo Da Col et ses chantres, l&#8217;Italie entre en force dans le monde des polyphonies renaissantes et impose un ton à nul autre pareil. Ils s&#8217;expriment librement, avec élégance et grandeur, jouant essentiellement sur deux tableaux, celui de la diversité du flux et celui de l&#8217;émotion textuelle„<span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;amp;amp;"> (Philippe Vendrix, Diapason, février 2010)</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 11pt;">L’ensemble vocale Odhecaton deriva il suo nome da <em>Harmonice Musices Odhecaton</em></span><span style="font-size: 11pt;">, prima edizione di musica polifonica, pubblicata a Venezia da Ottaviano Petrucci nel 1501.<span id="more-16"></span> Il repertorio d’elezione di Odhecaton (che significa «cento canti») è rappresentato dalla produzione musicale di compositori italiani e fiamminghi attivi in Italia tra Quattro e Cinquecento. In quell’epoca una schiera di musicisti ‘oltremontani’ ha attraversato la penisola italiana spostandosi di corte in corte, al servizio di principi e autorità religiose. Cantori transalpini ai quali in Italia era riconosciuto il primato assoluto nella tecnica compositiva della polifonia vocale. Le loro musiche erano raffinato oggetto di scambio tra corti e sedi ecclesiastiche, la loro presenza nelle cappelle musicali delle corti italiane rappresentava un immancabile elemento di prestigio per i principi, che si interessavano direttamente del loro reclutamento. La corte milanese degli Sforza, Ferrara estense, Firenze medicea e Roma pontificia furono le tappe principali di un’incessante migrazione musicale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 11pt;">Questo vento del Nord che ostinatamente, per tutto il Cinquecento, continuò a spirare nella penisola e a segnare la sua intensa vita musicale (un fenomeno che, se opportunamente considerato, dovrebbe indebolire la visione ‘italocentrica’ del Rinascimento), ha condotto con sé un immenso repertorio di <em>chanson</em></span><span style="font-size: 11pt;"> francesi e, nell’ambito della produzione sacra, di messe e mottetti polifonici. Una ideale scelta di queste musiche è rappresentata dalle stampe di <strong>Ottaviano Petrucci</strong></span><span style="font-size: 11pt;">, ‘inventore’ della stampa musicale; l’iniziativa di Petrucci e la sua efficace attività di raccoglitore e compilatore di antologie di musica polifonica ha pianificato e organizzato per la prima volta la diffusione di una straordinaria produzione musicale. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 11pt;">L’ensemble Odhecaton dedica un’attenzione particolare alle fonti petrucciane, ma estende il suo lavoro di ricerca ad altre fonti musicali a stampa e a quelle manoscritte. Il primo esito del lavoro di ricerca è la trascrizione, effettuata con criteri critico-diplomatici e con gli interventi previsti dall’applicazione della <em>musica ficta</em></span><span style="font-size: 11pt;">, ovvero dall’esplicitazione degli accidenti taciuti dalla notazione ma richiesti dalle teorie armoniche e dalla prassi dell’epoca.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 11pt;"><span> </span>I programmi proposti da Odhecaton in disco e in concerto non sono antologie casuali di composizioni polifoniche; le registrazioni realizzate da <em>Odhecaton</em></span><span style="font-size: 11pt;"> a partire dal 1998 disegnano un percorso coerente che attraversa questo repertorio, favorendo l’interesse per la produzione sacra. Ogni programma è legato concretamente o simbolicamente a un luogo: <strong>Bologna</strong></span><span style="font-size: 11pt;"> e le musiche scritte da Nicolas Gombert per l’incoronazione imperiale di Carlo <span style="font-variant: small-caps;">v, 1530</span>; <strong>Firenze</strong></span><span style="font-size: 11pt;"> e le musiche scritte da Heinrich Isaac per la corte di Lorenzo de’ Medici; <strong>Venezia</strong></span><span style="font-size: 11pt;">, capitale dell’editoria musicale per tutto il Cinquecento, rappresentata da una raccolta prodotta dallo stampatore Ottaviano Petrucci, i <em>Motetti de Passione </em></span><span style="font-size: 11pt;">del 1503; <strong>Milano</strong></span><span style="font-size: 11pt;"> e la <em>Missa Galeazescha</em></span><span style="font-size: 11pt;"> scritta da Loyset Compère per Galeazzo Maria Sforza; la <strong>Spagna</strong></span><span style="font-size: 11pt;"> di Isabella la Cattolica, che si circondò di musicisti quali Juan de Anchieta e Francisco Peñalosa, che diedero veste polifonica alla sua preghiera; la <strong>Picardie</strong></span><span style="font-size: 11pt;">, prolifico vivaio di cantori e compositori di talento, tra i quali lo stesso Compère e Jean Mouton. Ognuno di questi programmi tocca inoltre un particolare <strong>tema</strong></span><span style="font-size: 11pt;">, privilegiando l’opera di un <strong>autore</strong></span><span style="font-size: 11pt;">: la <strong>musica celebrativa</strong></span><span style="font-size: 11pt;"> (<strong>Gombert</strong></span><span style="font-size: 11pt;">); la melodia <strong><em>La Spagna</em></strong></span><span style="font-size: 11pt;"> e le sue elaborazioni (<strong>Isaac</strong></span><span style="font-size: 11pt;">); il rapporto tra la spiritualità della <strong><em>devotio moderna</em></strong></span><span style="font-size: 11pt;"> e i mottetti polifonici (<strong>Josquin</strong></span><span style="font-size: 11pt;">); i cosiddetti mottetti<em> missales</em></span><span style="font-size: 11pt;">, ossia le messe polifoniche composte a Milano a fine Quattrocento in cui le parti dell’<em>ordinarium</em></span><span style="font-size: 11pt;"> (<em>Kyrie</em></span><span style="font-size: 11pt;">, <em>Gloria</em></span><span style="font-size: 11pt;">, ecc.) sono sostituite da mottetti (<strong>Compère</strong></span><span style="font-size: 11pt;">); un <strong><em>Libro de horas</em></strong></span><span style="font-size: 11pt;"> appartenuto a Isabella di Castiglia, e i testi delle preghiere “poste in musica” dai musicisti attivi presso la sua corte (<strong>Peñalosa</strong></span><span style="font-size: 11pt;">); il procedimento della <strong>parodia</strong></span><span style="font-size: 11pt;"> che permette di costruire un’austera messa su una licenziosa chanson («<em>O gente brunette</em></span><span style="font-size: 11pt;">»), pur in piena temperie controriformistica (<strong>Nicolas de Marle</strong></span><span style="font-size: 11pt;">). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: 11pt;">Tre nuove registrazioni hanno aggiunto ulteriori tappe geografiche e tematiche a questo “<em>grand tour</em></span><span style="font-size: 11pt;">” musicale. Due dischi sono stati dedicati a un repertorio sconosciuto ma di grande qualità vocale, le composizioni per vasti organici (bicorali e policorali) create dai maggiori polifonisti spagnoli e portoghesi attivi nella cappella musicale della cattedrale di <strong>Las Palmas</strong></span><span style="font-size: 11pt;"> (isole Canarie) attorno alla metà del XVII secolo (1631-1674), tra i quali <strong>Manuel de Tavares, Francisco Redondo, Miguel de Yoldi e Juan de Figueredo</strong></span><span style="font-size: 11pt;">. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 11pt;">Una terza registrazione segna un passaggio importante in questo percorso, e ci riporta in Italia, nella <strong>Roma</strong></span><span style="font-size: 11pt;"> pontificia: la <strong>Missa Papae Marcelli</strong></span><span style="font-size: 11pt;"> di Giovanni Pierluigi da Palestrina, opera ormai classica e universalmente nota, la cui riproposizione procede da una commissione del Festival MITO Settembre Musica e dell’etichetta <em>Arcana</em></span><span style="font-size: 11pt;">. Ciò ha permesso l’ampliamento dell’organico, che ha coinvolto 20 cantanti. Questa messa, come grande parte delle musiche di Palestrina, non è scritta utilizzando le consuete chiavi naturali (soprano, alto, tenore, basso), ma fa ricorso alle cosiddette “chiavette alte”, ovvero a un sistema di chiavi che prevede la trasposizione nel grave. Gli ambiti vocali che in tal modo si configurano corrispondono alla sede naturale delle tessiture vocali maschili, che compongono la nostra formazione vocale. Il risultato sonoro della nostra lettura viene perciò a distinguersi da quello della tradizione esecutiva consueta nel colore timbrico, escludendo linee sopranili estranee a questo ambito estetico. L’esecuzione è affidata a un ensemble che si avvicina anche nell’organico a quello della cappella pontificia: negli anni 1510-1585, essa contò tra i 20 e i 36 cantori. Il risultato si può  apprezzare dal settembre 2010, all’uscita della nostra ultima registrazione per l’etichetta <em>Arcana</em></span><span style="font-size: 11pt;">.</span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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